Il Regno Perduto
Per tutta la
mattinata, Gatilla, suo Fratello e la loro Madre, avevano camminato su e giu’
per le montagne del Corcovado, attraversando le Foreste Pluviali formate da
antichi, enormi Alberi la cui cima si perdeva nella nebbia delle nuvole che
stavano arrivando dall’Oceano.
La Madre si
fermava spesso per ascoltare i suoni della Foresta, annusando l’aria e
lasciando, ogni tanto, qualche segnale del suo passaggio, sfregando il muso
contro il fusto liscio e fresco di un
giovane albero o la corteccia rugosa che copriva uno dei secolari Alberi di
Ajo, tra i piu’ grossi ed alti di tutto
il Paese.
La piccola
famiglia si stava spostando nella Foresta, cercando un area che non fosse gia’
occupata da un altro Ocelot per evitare di dover combattere per quel
territorio. La Madre sapeva che in caso di una lotta con un altro individuo
della sua specie, i suoi due figli di appena quattro mesi, non avrebbero avuto
nessuna posibilita’ di sopravvivere.
Si stavano spostando di giorno, contrariamente alle abitudini degli Ocelot, che sono principalmente cacciatori notturni, proprio per evitare di incontrare qualche altro individuo durante il suo girovagare per la caccia di qualche piccolo mammifero notturno.
La Madre non conosceva bene quella parte della foresta, perche’ da quando era nata, era rimasta nel territorio che era di su Madre, e, prima di lei, di tutte le Madri della sua Famiglia, per i primi due anni, convivendo con lei e suo fratello, e poi, alla sua morte, aveva ereditato quel territorio, dal quale suo fratello, secondo l’Antica Consuetudine, si era allontanato per cercare un regno suo, e non era mai piu’ tornato.
Il suo era un bel Territorio, con una ampia fascia di Foresta Vergine tutto attorno, dove non abbondavano le prede, ma conteneva alberi di ogni tipo che producevano frutti, ed una grande area al centro, che si estendeva sui lati di due colline, che era in passato terreno convertitio al pascolo e all’agricoltura e che una volta abbandonato si era rigenerato in una giovane foresta secondaria, con ampi spazi ancora coperti solo da alte erbe, arbusti e banane rinselvatichite, che erano luoghi dove si nascondevano e riproducevano, grazie all’abbondanza di grani e frutta, varie specie di mammiferi, come topi e ratti, qualche piccolo marsupiale ed armadilli, tutte possibili prede, che avevano nutrito lei ed i suoi cuccioli negli ultimi cinque anni.
Nei piccoli
torrenti che nascevano dalle falde della montagna e che scendevano tra le rocce
dei canaloni giu’ fino al Grande Fiume, Madre aveva spesso cacciato granchi e piccoli
pesci, e nelle pozze paludose che si formavano negli avallamenti del piano, tra
le alte erbe, a volte, aveva catturato una tartaruga, che aveva sfamato la sua
famiglia .
Quel piccolo,
meraviglios regno, era adesso una distesa di cenere e di tronchi fumanti.
Negli ultimi due mesi degli uomini armati di machete
e motoseghe aveavano abbattuto tutti i giovani alberelli e tagliato le alte
erbe che il sole dell’estate aveva rapidamente seccato, e, solo due giorni prima, avevano appiccato il fuoco, che in poche,
terribili, ore, aveva divorato tutto, uccidendo centinaia di piccoli animali,
ancora nascosti sotto le erbe falciate ed i rami degli alberi caduti, ed
estendendosi nel sottobosco secco della Foresta, aveva anche ucciso molti
alberi gia’ grandi, togliendo ombra e protezione al terreno e frutti per gli
uccelli e le scimmie che su di essi vivevano e si riproducevano.
Madre non aveva
mai visto nulla di simile.
Quando gli uomini
avevano incominciato a tagliare gli alberi con le rumorose motoseghe e gli
arbusti a colpi di affilati machetes, si era spaventata molto e aveva temuto
che quella distruzione potesse arrivare fino al Grande Albero nel quale, in una
cavita’ tra le poderose radici, aveva partorito e dove i suoi due cuccioli,
ancora troppo giovani per muoversi per la Foresta, stavano crescendo, nutriti
dal suo latte e da qualche piccola preda che lei gli portava al ritorno dalle
sue uscite notturne di caccia.
Nei giorni seguenti, mentre l’opera distruttrice degli uomini proseguiva, lei non si era allontanata dal Grande Albero, per timore che quegli uomini potessero fare del male ai suoi due cuccioli, accontentandosi di cacciare, durante la notte, qualche piccolo roditore che si allontanava dall’area che veniva disboscata, e che doveva passare nelle vicinanze della sua Tana.
Dopo qualche
giorno di lavoro, gli uomini scomparvero
e lasciarono quella parte del Regno di Madre, sconvolta, tutti gli alberi
abbattuti con le foglie che rapidamente appassivano e seccavano nel sole, cosi’ come gli arbusti fatti a pezzi dai
machetes.
Madre, dopo
qualche giorno di assenza degli uomini, penso’ che il peggio era passato, che forse
quegli esseri avessero terminato la loro opera di distruzione per qualche
motivo che lei non poteva comprendere, non si sarebbero visti mai piu’ e che il
suo Regno sarebbe tornato, poco a poco, alla rigogliosa normalita’ e bellezza
di sempre.
Cosi’per diverse
settimane durante le tre prime lune della stagione secca, lei era tornata alle
sue consuete uscite di caccia notturna mentre che i due cuccioli crescevano
nella sicura tranquillita’ della Tana nel Grande Albero.
Dopo la distruzione di quella parte del suo territorio da parte degli uomini, lei doveva muoversi per cacciare in aree piu’ distanti, perche’ molti degli animali che vivevano li, si erano allontanati e scomparsi, e questo le richiedeva piu’ tempo, e, adesso che i due cuccioli erano gia’ abbastanza grandi da cibarsi di sola carne fresca, e non piu’ del suo latte, doveva portare alla Tana le prede per un percorso molto piu’ lungo, cosa che la affaticava abbastanza.
Durante le ultime due lune i cuccioli avevano incominciato ad uscire dalla tana nei pomeriggi e nella sera, per scoprire quel meraviglioso mondo che li circondava, spingendosi ogni giorno un poco piu’ lontano, sempre sotto lo sguardo attento di Madre che li andava a prendere, sollevandoli per il collo, e li riportava alla Tana del Grande Albero, quando era il momento di partire per la caccia della notte.
I giorni passavano tutti uguali nel Regno di Madre, alle mattine soleggiate seguivano i pomeriggi che portavano qualche nube, frutto della condensazione del vapore che saliva dalla densa foresta, e, molto di rado, qualche breve temporale veniva a rinfrescare un poco l’aria della sera, svegliando tutte le piccole Rane che, felici per quella tregua all’arsura del giorno, riempivano la notte con i loro svariatissmi canti.
I due cuccioli crescevano sani e forti, ed erano sempre intenti a giocare, provando le loro forze, ed esplorare i dintorni del Grande Albero, spingendosi giu’ lungo la collina, fino al torrente che, adesso alla fine della stagione secca, era poco piu’ di un rigagnolo che scorreva tra le pozze, all’ombra delle grandi felci Osmunde, offrendo la possibilita’ di rinfrescarsi dal calore del giorno, e, tra un gioco e l’altro, anche l’opportunita’ di imparare a cacciare qualche piccolo pesciolino, granchio o rana, in assoluta sicurezza, ma sempre sotto il vigile controllo di Madre.
Le voci degli
uomini la svegliarono quella mattina, appena dopo l’alba, mentre dormiva,
assieme a suoi due figli, nella Tana del Grande Albero.
Aveva avuto una buona notte di caccia, si erano nutriti tutti e tre, delle carni di un giovane Coati Mundi, e stavano dormendo soddisfatti e tranquilli, quando quegli uomini erano arrivati nel fondo della valle ed avevano ricominciato con le loro attivita’.
Madre si preoccupo’ nuovamente per quella presenza che veniva a disturbare la tranquillita’ del suo Regno, e, quando le giunsero alle narici i primi refoli di aria carica di fumo, immediatamente allarmo’ i due figli ed usci’ rapidamente dalla Tana. Una volta all’esterno, con i due cuccioli che capivano di trovarsi in una situazione di pericolo per la nervosita’ della loro madre, si soffermo’ un momento per osservare, dall’alto della sua posizione, il fumo e le fiamme che salivano dalla base della collina, e che rapidamente venivano verso la parte alta, divorando, in un crepitio di fuoco, le erbe, i rami e le foglie degli alberi caduti, ormai completamente rinsecchiti dal sole di tutta la stagione secca.
Incomincio’ a
camminare verso la parte alta della Foresta, allontnandosi dal bordo con l’area
disboscata, che presto sarebbe stata preda del fuoco, seguita dai due cuccioli
che, spaventati per la situazione sconosciuta, le trotterellavano ai fianchi,
senza mai separarsi da lei piu’ di pochi centimerti.